(Adnkronos) –
Alessandro Calista, il poliziotto accerchiato e aggredito durante il corteo nazionale contro lo sgombero del centro sociale Askatasuna a Torino, racconta cosa è successo sabato scorso. “Ad un certo punto sono stato spinto e afferrato dalle braccia nonché preso a calci alle spalle venivo trascinato diversi metri più avanti la linea di squadra” mentre durante “alcune cariche di alleggerimento la squadra veniva circondata e bersagliata mediante lanci di pietre, bottiglie, artifici pirotecnici, tombini, martelli e altri oggetti”: è quanto ricostruito dell’aggressione nella querela
presentata dal poliziotto. Nel testo riprodotto nell’ordinanza del gip Calista racconta di essere stato aggredito “da numerosi soggetti che mi sfilavano il casco e lo scudo, per poi colpirmi ripetutamente alla testa e sul corpo. Ho tentato di divincolarmi ma venivo ripetutamente trattenuto. Solo grazie all’intervento del mio collega, sono riuscito a salvarmi. I miei aggressori – aggiunge ancora – si sono impossessati del mio scudo, della maschera antigas e del casco in dotazione personale, rendendo più vulnerabile la mia posizione. Sarei riuscito a fronteggiare 2/3 manifestanti, ma l’intero gruppo è stato impossibile fronteggiarlo”.
In una nota, la legale del poliziotto, l’avvocato Rachele Selvaggia De Stefanis ha fatto sapere che “in queste ore, stiamo assistendo ad una vera e propria campagna diffamatoria via social nei confronti di questi giovani poliziotti. Stanno subendo tantissimi attacchi personali in cui, addirittura, si mette in dubbio l’accadimento dei fatti occorso al mio assistito e l’effettività delle lesioni che hanno riportato”. “Tutto questo è moto grave, valuteremo con il mio assistito come tutelarci e non escludo che, per alcune circostanze, possa essere valutato il deposito di denunce querele”, aggiunge il legale.
Al Tg1 invece il racconto di Luigi, agente del Reparto mobile di Torino che era alla guida del blindato della polizia dato alle fiamme dai manifestanti. “Sabato ho rischiato la vita. Mi hanno circondato e hanno dato fuoco al mezzo con una pedana di legno che hanno incastrato nel parabrezza. Si sono avvicinati alla mia portiera e i hanno detto ‘tu oggi non scendi’”, ha detto. “Sapevano benissimo che ero sopra al mezzo, infatti hanno bloccato ogni manovra – ha continuato l’agente, ripreso di spalle – Paura? Sì paura perché non sapevo cosa fare: avevo due opzioni o scendere dal mezzo circondato da loro o attendere. Ho respirato fumo e le fiamme erano già nel cruscotto”.
In 25 anni di servizio una manifestazione “così violenta, con quella voglia di far male non l’avevo mai vista”. L’agente è stato poi tratto in salvo da militari della guardia di finanza. “Io ho abbracciato i colleghi della finanza”, conclude l’agente.
