(Adnkronos) – Nuovi, pesanti attacchi russi nella notte contro Kiev, Kharkiv e altre città dell’Ucraina. L’agenzia di stampa Ukrinform ha dato notizia di diverse esplosioni nella capitale, mentre il capo dell’amministrazione militare, Tymur Tkachenko, ha parlato di attacchi con missili balistici.
Almeno due missili, secondo il sindaco della città, Ihor Terekhov, hanno colpito Kharkiv, che è finita anche sotto un “massiccio attacco” con droni. A Kharkiv il bilancio è di una donna morta e cinque feriti. Raid si segnalano anche su Zaporizhzhia e Dnipro.
Mosca preferisce condurre nuovi attacchi piuttosto che affidarsi ai colloqui di pace, ha dichiarato sui social il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, dopo gli ultimi attacchi sferrati da Mosca e alla vigilia della ripresa dei colloqui di Abu Dhabi. “Approfittare dei giorni più freddi dell’inverno per terrorizzare la gente è più importante per la Russia che affidarsi alla diplomazia”, ha affermato Zelensky, aggiungendo che Mosca ha attaccato il Paese “con un totale di oltre 70 missili e 450 droni”.
Mosca, ha reso noto il ministro dello Sviluppo Oleksiy Kuleba, ha ripreso i suoi raid oggi contro le infrastrutture energetiche dell’Ucraina, lasciando senza riscaldamento oltre un migliaio di condomini nella capitale, dove le temperature sono vicine ai venti gradi sotto lo zero. “Il risultato di questi raid è che oltre 1.100 edifici residenziali sono rimasti senza riscaldamento”, ha affermato su X, accusando Mosca di prendere di mira “le abitazioni, il sistema di riscaldamento, le condizioni di vita basiche dei civili” in tutto il Paese.
A Kiev un attacco aereo russo ha danneggiato un famoso monumento sovietico che commemora la vittoria sui nazisti. A dichiararlo è stata la ministra della Cultura ucraina, definendo l’attacco – e le sue conseguenze – tanto “simbolico” quanto “cinico”. “I russi hanno danneggiato la Hall della Gloria del Museo Nazionale di Storia Ucraina della Seconda Guerra Mondiale, ai piedi del monumento alla ‘Madrepatria’”, ha annunciato Tetiana Berezhna. “È sia simbolico che cinico: lo stato aggressore colpisce un luogo di memoria della lotta contro l’aggressione nel XX secolo, ripetendo i suoi crimini nel XXI secolo”.
