(Adnkronos) – “I nemici dell’Iran cercano di seminare caos e disordine”. A dichiararlo, in un’intervista con i media statali del Paese, è stato il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, dopo due settimane di proteste scatenate dalla rabbia per l’aumento del costo della vita. Almeno 200 fino le vittime della repressione messa in atto dal regime di Teheran.
Pezeshkian ha accusato “terroristi” legati a potenze straniere di uccidere, incendiarie moschee, attaccare proprietà pubbliche. Nell’intervista, citata da SkyNews, il capo dello stato iraniano ha esortato i cittadini a prendere le distanze da “rivoltosi e terroristi” che cercano di “distruggere l’intera società”, ma ha poi espresso la disponibilità dell’establishment politico ad ascoltare il popolo e la sua determinazione a risolvere i problemi economici.
L’Iran colpirebbe obiettivi militari e navali statunitensi in caso di un nuovo attacco da parte degli Stati Uniti al Paese. Ad affermarlo è stato il presidente del Parlamento di Teheran, Mohammad Bagher Ghalibaf, minacciando apparentemente anche Israele. “In caso di attacco militare da parte degli Stati Uniti, sia il territorio occupato che i centri militari e navali statunitensi saranno nostri obiettivi legittimi”, ha detto in un intervento trasmesso dalla televisione di Stato.
Israele è in stato di massima allerta per la possibilità di un intervento degli Stati Uniti in Iran. A riferirne è Ha’aretz, dopo che il presidente americano, Donald Trump, ha scritto in un post su Truth che “l’Iran sta guardando alla libertà, forse come mai prima d’ora. Gli Stati Uniti sono pronti ad aiutare!!!”.
“Se è così competente, allora lasciamo che governi il suo Paese”, ha scritto su X la Guida suprema dell’Iran, l’ayatollah Ali Khamenei, parlando del presidente americano.
Oggi sull’Iran è arrivata una dichiarazione del primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu. “Una volta che il regime sarà caduto, faremo cose positive insieme a beneficio di entrambi i popoli”, ha spiegato, secondo quanto riporta il Times of Israel. “Speriamo tutti che la nazione persiana venga presto liberata dal giogo della tirannia – ha aggiunto Netanyahu – E quando quel giorno arriverà, Israele e Iran torneranno a essere fedeli partner nella costruzione di un futuro di prosperità e pace”.
Le Forze di difesa israeliane sono operative e pronte a rispondere se necessario, scrive, a seguito dell’escalation di tensione in Iran, il Times of Israel. Le Forze di difesa israeliane valutano le proteste anti regime in Iran come una questione interna del Paese, ma, a seguito delle minacce odierne dell’Iran, che ha indicato obiettivi americani e israeliani come potenziali bersagli di una rappresaglia per un eventuale attacco americano, i militari hanno indicato di essere pronti a rispondere in caso di necessità. Il capo di stato maggiore delle Idf, il tenente generale Eyal Zamir, ha svolto valutazioni della situazione questa settimana alla luce delle proteste in Iran.
Secondo quanto scrive il New York Times, che cita diversi funzionari statunitensi, il presidente Trump è stato informato nei giorni scorsi in merito a nuove opzioni per potenziali attacchi in Iran. Il leader della Casa Bianca – affermano le fonti – sta valutando se tradurre in pratica la minaccia di attaccare il Paese dove continua ad aggravarsi il bilancio della repressione della protesta popolare.
Trump non ha ancora preso una decisione definitiva, scrive il quotidiano, ma secondo i funzionari starebbe valutando seriamente la possibilità di autorizzare un attacco in risposta alle azioni del regime iraniano contro i manifestanti. Al presidente sono state presentate diverse opzioni, tra queste quella di attacchi a siti non militari a Teheran, hanno affermato le fonti.
Nuove proteste sono scoppiate ieri in serata a Teheran: decine di persone si sono radunate in un quartiere del nord della capitale nonostante il blackout di internet e la dura repressione delle autorità, come mostra un video verificato dall’Afp. Nel filmato, esplodono fuochi d’artificio su Punak Square, mentre i manifestanti battono pentole e intonano cori a sostegno dei sovrani Pahlavi, deposti dopo la rivoluzione islamica del 1979.
Il bilancio della repressione delle proteste in Iran da parte del regime è salito ad almeno 192 manifestanti uccisi in due settimane. Ad affermarlo oggi è stata Iran Human Rights, una Ong con sede in Norvegia. “Dall’inizio delle proteste, Iran Human Rights ha confermato la morte di almeno 192 manifestanti”, ha reso noto l’organizzazione, avvertendo che il bilancio potrebbe essere molto più alto, poiché il blackout nazionale di internet da quasi tre giorni ha reso difficile il conteggio.
“Il livello dello scontro con i rivoltosi è stato innalzato”, ha annunciato questa mattina Sardar Radan, comandante in capo della polizia nazionale, citato da SkyNews. Radan ha anche lodato gli “arresti importanti” effettuati, affermando che “i principali responsabili dei disordini della notte scorsa sono stati fermati”.
