(Adnkronos) – L’inchiesta di Polizia di Stato e Guardia di Finanza sui finanziamenti ad Hamas attraverso sedicenti associazioni benefiche è destinata ad allargarsi. Ci sono altri indagati a piede libero, perquisiti ieri. Tra questi, riporta La Stampa, la torinese Angela Lano, giornalista e orientalista, direttrice dell’agenzia di stampa online InfoPal.it e autrice di numerosi libri, articoli e reportage sul mondo arabo e islamico e sulla Palestina, nonché attivista proPal e No Tav. L’Antiterrorismo – riferisce il quotidiano torinese – la considera vicina ad Hannoun, che periodicamente le avrebbe versato denaro per aggiornare la piattaforma di informazione. 

“Ieri – si legge intanto in un comunicato sulla homepage di InfoPal dal titolo ‘Siamo sotto Regime Totalitario: perquisita la casa della nostra Direttrice’ -, con un mandato di perquisizione della procura di Genova, gli agenti della Digos hanno sequestrato i computer e i cellulari dalla direttrice di InfoPal. La libertà di informazione sulla Palestina e sui crimini di Israele è ormai proibita in Italia. Le vittime sono perseguite e i carnefici dettano legge. Tuttavia, abbiamo piena fiducia nella magistratura italiana”.  


Negli atti c’é anche il nome di Mohamed Shahin, l’imam di Torino destinato all’espulsione e poi ‘liberato’ dalla Corte d’appello. Nell’ordinanza del Gip Silvia Carpantini, come si legge su Repubblica, viene riportato come la cellula di Hannoun avesse diversi contatti in Italia: tra gli altri (non indagato) è citato in diverse conversazioni l’imam di Torino Mohamed Shahin. 

Sono 25, a oggi, gli indagati nell’inchiesta della Dda di Genova. Ieri sono scattate nove misure cautelari, di cui sette in carcere. Anche alcuni familiari di Hannoun, la moglie e i suoi due figli, figurano tra gli indagati che, secondo gli investigatori, avrebbero giocato un ruolo nei finanziamenti ad Hamas. 

Si terranno tra martedì 30 e mercoledì 31 dicembre gli interrogatori di garanzia nei confronti degli arrestati. Due degli interrogatori, tra cui quello di Hannoun, si terranno in presenza nel carcere di Marassi davanti alla giudice per le indagini preliminari Silvia Carpanini. Altri interrogatori si terranno su Teams da remoto, mentre per due dei nove arrestati, Mohammed Ismail Saleh Abdu e Osama Alisawi al momento latitanti, sarà presentata una rogatoria. 

 

Nell’ambito della indagine sono state eseguite, nei confronti delle persone sottoposte a misura cautelare e di altri indagati, un totale di 17 perquisizioni, personali e locali (incluse le tre sedi dell’Abspp a Genova, Milano e Roma), che hanno interessato anche le città di Torino, Bologna, Bergamo, Firenze, Monza Brianza, Lodi e Sassuolo. Sequestrati contanti per una somma complessiva di circa 1.080.000 euro, trovati non solo nelle sedi della Associazione Benefica di Solidarietà col Popolo Palestinese, ma anche in alcune delle dimore nella disponibilità delle persone perquisite. 

In un caso, il contante (per circa 560.000 euro) era stato nascosto in un vano appositamente ricavato in un garage a Sassuolo. Sono stati sequestrati anche alcuni computer, nascosti nell’intercapedine di una parete in un alloggio in provincia di Lodi, e numerosi altri dispositivi elettronici che saranno sottoposti ad analisi nei prossimi giorni. Nella abitazione di uno degli indagati, che conservava anche circa 6mila euro, è stata trovata una bandiera di Hamas. Materiale riconducibile all’organizzazione è stato inoltre trovato in alcuni dei luoghi perquisiti. In particolare, oltre a vari opuscoli sul movimento islamista, è stata sequestrata una chiavetta Usb contenente anāshīd (canti corali della tradizione islamica) celebrativi di Hamas.  

 

“Per ora quel che ci pare emergere dalla prima lettura degli atti è che l’impostazione accusatoria è largamente costruita su elementi probatori e valutazioni, anche giuridiche, di fonte israeliana, senza che sia possibile un reale e approfondito controllo su contenuti e rispetto dei principi costituzionali, convenzionali e codicistici di formazione della prova”, affermano intanto gli avvocati Dario Rossi, Fabio Sommavigo e Emanuele Tambuscio, legali di Mohammad Hannoun.  

“Anche le modalità di utilizzazione nel nostro procedimento paiono, per usare un eufemismo – continuano -, semplificate oltre ogni limite. Domani riusciremo poi a parlare con il nostro assistito in carcere e ad avere un quadro più preciso anche delle vicende rappresentate”.  

“Il rischio piuttosto evidente è che azioni concrete di solidarietà alla popolazione palestinese martoriata siano di per ciò solo interpretate come azioni di sostegno, o addirittura di partecipazione, ad attività terroristiche, ammesso che tale qualificazione possa ritenersi, e in che misura, corretta”, concludono i legali.