(Adnkronos) – “E’ stato un incontro molto fruttuoso e produttivo. Innanzitutto voglio esprimere a titolo personale e anche a nome del mio Ufficio il più profondo cordoglio nei confronti delle famiglie, delle tante famiglie, non solo svizzere, ma anche italiane, francesi e di altri Paesi che sono state colpite da questa tragedia e la nostra più sincera vicinanza a tutti coloro che sono stati feriti, ai loro familiari, molti dei quali sono in cura in Italia”. Lo ha detto il procuratore di Roma Francesco Lo Voi nel corso di un incontro stampa presso l’Ufficio federale di Giustizia di Berna al termine del vertice con i pm vallesi sulla strage di Capodanno a Crans-Montana avvenuta in seguito al rogo nel bar Le Constellation, in cui hanno perso la vita 41 giovani e altri 115 sono rimasti feriti. All’incontro hanno partecipato anche il procuratore aggiunto Giovanni Conzo e il pm Stefano Opilio titolare del fascicolo aperto a piazzale Clodio.  

“Desidero ringraziare le autorità svizzere – ha sottolineato Lo Voi – per avere voluto organizzare questo incontro come primo passo dell’esecuzione della rogatoria e che ha visto oggi un accordo sulla possibilità di cooperare in maniera rafforzata nelle attività di esecuzione anche attraverso, per esempio, la selezione dei documenti che possono essere di interesse per l’autorità giudiziaria italiana e che sono stati già raccolti insieme a numerosissimi altri elementi di prova da parte della procura generale di Sion. Documenti che quindi potranno essere raccolti e selezionati anche con la partecipazione degli inquirenti italiani. Tutto questo in un regime di reciprocità, nel senso che anche gli accertamenti che sono stati compiuti dall’Italia nel corso delle indagini svolte dalla Procura di Roma potranno essere messi a disposizione su loro richiesta, se ne avranno bisogno, dei colleghi svizzeri”.  

 

“È nell’interesse di entrambi gli Stati intensificare il coordinamento in merito a determinate misure di assistenza giudiziaria”, si legge in una nota dell’Ufficio federale di Giustizia presso il quale si sono svolti i colloqui. 

Concretamente, ciò significa che “gli inquirenti italiani potranno partecipare, a intervalli regolari e sin dai prossimi giorni, alle operazioni di assistenza giudiziaria in Svizzera, a partire dalla selezione del materiale probatorio già raccolto”, precisa ancora l’Ufficio federale. La collaborazione rafforzata comporta, ad esempio, un migliore accesso agli atti, ha dichiarato Ingrid Ryser, responsabile della comunicazione dell’ufficio al termine dell’incontro, aggiungendo che verrà determinata in futuro la possibilità di una squadra investigativa comune.  

Anche la procuratrice generale del Vallese, Beatrice Pilloud, ha spiegato che questa cooperazione rafforzata “consentirà in particolare alle autorità italiane di partecipare ad atti di mutua assistenza, come lo smistamento dei documenti”.  

 

“Sono la prima a sentire la pressione, pesa su di me”, ha affermato Pilloud in un’intervista su Walliser Bote. Il quotidiano vallesano ricorda che Pilloud, in carica da due anni, è oggetto di forti critiche da diverse settimane, con errori nell’inchiesta regolarmente segnalati sia da media svizzeri che da testate estere.  

“Lavoro su questa tragica vicenda da 50 giorni”, ha ricordato Pilloud, che dall’inizio degli eventi ha diminuito i suoi interventi pubblici. “Vengo costantemente attaccata frontalmente da alcuni media. Anche la mia famiglia ne subisce le conseguenze. Ci sono persino giornalisti che aspettano davanti a casa nostra. Ciò è esagerato”. Interpellata sulla pressione a cui è sottoposta, la procuratrice generale ha risposto: “Non è questo che conta al momento. Mi concentro sulla mia missione, che è trattare questa vicenda con il mio team”.