(Adnkronos) –
Diverse esplosioni sono state segnalate in varie regioni dell’Iran, mentre crescono le tensioni nella regione del Golfo Persico. Nella città portuale di Bandar Abbas, secondo l’agenzia Tasnim vicina ai Guardiani della Rivoluzione, un uomo è morto e 14 persone sono state ferite nell’esplosione di un edificio. Testimoni hanno inoltre riferito di almeno un’esplosione nei pressi della capitale Teheran. Nel sud-ovest, nella città di Ahvaz, un’esplosione di gas ha provocato la morte di quattro persone, secondo l’agenzia online Nur News. 

Tasnim ha smentito le voci secondo cui l’esplosione di Bandar Abbas fosse un attentato al comandante della Marina dei Guardiani della Rivoluzione, Aliresa Tangsiri. L’agenzia statale Irna ha pubblicato una foto della facciata parzialmente distrutta di un edificio residenziale, precisando che la causa dell’esplosione è ancora sconosciuta. 

 

“Se il nemico fa un errore, senza dubbio questo metterà in pericolo la sua sicurezza, la sicurezza della regione e la sicurezza del regime sionista”, le parole del capo dell’esercito iraniano, Amir Hatami, che oggi ha messo in guardia gli Stati Uniti e Israele da un eventuale attacco. In una dichiarazione riportata dall’Irna, afferma che le forze armate iraniane “sono completamente pronte in assetto difensivo e militare”.  

“La scienza e la tecnologia nucleare dell’Iran non può essere eliminata, anche se gli scienziati e i figli di questa nazione vengono uccisi”, le parole di Hatami che arrivano dopo che Donald Trump ha posto due condizioni per evitare un’azione militare contro l’Iran: “Numero uno, no nucleare. Numero due, stop alle uccisioni dei dimostranti”.  

Intanto gli Stati Uniti hanno avvisato l’Iran che “non tollereremo azioni non sicure” nello Stretto di Hormuz, dopo che Tehran ha annunciato due giorni di esercitazioni militari in questa zona. “Qualsiasi comportamento non sicuro e non professionale nelle vicinanze di forze Usa, dei partner regionali o imbarcazioni commerciali, aumenta il rischio di collisioni, escalation e destabilizzazione”, recita una dichiarazione del Comando Centrale Usa, il Centcom, responsabile delle forze in Medio Oriente, riferendosi a manovre come sorvoli sulle navi da guerra americane o anche approcci con i motoscafi veloci delle forze iraniane.  

“Le forze Usa hanno le forze meglio addestrate e più letali del mondo e continueranno ad operare al massimo livello di professionalità e rispettare le norme internazionale. I Guardiani della Rivoluzione iraniani devono fare la stessa cosa”, conclude la dichiarazione. E’ previsto per domani l’inizio dell’esercitazione delle forze iraniane nello Stretto di Hormuz.  

Il ministro della Difesa saudita, il principe Khalid bin Salman, avrebbe intanto detto, durante un briefing a porte chiuse a Washington, che se Donald Trump non darà seguito alle sue minacce contro l’Iran, il regime di Teheran ne uscirà rafforzato. E’ quanto rivela Axios citando quattro fonti presenti all’incontro di ieri, a cui hanno partecipato 15 analisti di think tank esperti di Medio Oriente e i rappresentanti di cinque organizzazioni ebraiche.  

E sottolineando come questa posizione sia in contrasto con la posizione pubblica assunta dall’Arabia Saudita contro l’escalation e anche con la profonda preoccupazione a riguardo che il principe ereditario Mohammed bin Salman ha espresso a Trump tre settimane fa. Preoccupazioni che sono state tra le ragioni che hanno spinto il presidente Usa a rinviare l’attacco, ricorda ancora Axios.  

Secondo le fonti citate, il fratello minore e stretto consigliere di Mbs, ha detto che Trump dovrebbe intraprendere un’azione militare dopo averla minacciata per settimane, ma anche cercare di mitigare i rischi di un’escalation nella regione. “A questo punto, se non dovesse avvenire, questo non farebbe altro che rafforzare il regime”, ha detto, parlando dell’azione militare Usa, secondo quanto riportano fonti che hanno avuto l’impressione che questo sia stato il messaggio trasmesso dal ministro saudita nei suoi incontri alla Casa Bianca.