(Adnkronos) – Era il 25 gennaio del 2016 quando Giulio Regeni inviò il suo ultimo messaggio dall’Egitto. Sono trascorsi 10 anni. Il suo cadavere fu ritrovato il 3 febbraio successivo.
“Nonostante il male che abbiamo conosciuto, vogliamo, dobbiamo restare umani. Essere cittadini è un’assunzione di responsabilità. Giulio ci manca, da inimmaginabili e lunghi dieci anni. Ma ci sono tantissime persone che lo ricordano con affetto insieme a noi. Persone che ricordano non solo il male che gli è stato fatto, ma tutto il ‘bene’ che rappresenta e che ha saputo costruire intorno a sé. Come diciamo spesso, Giulio fa cose. Anzi, continua da dieci anni a fare cose”. Così in un’intervista al quotidiano ‘La Repubblica’, Paola e Claudio Regeni, genitori di Giulio ritrovato morto sul ciglio di una strada non lontana dalla capitale egiziana.
“Una prima e grossa ferita è stata, nell’agosto 2017, il rinvio dell’ambasciatore italiano al Cairo. Abbiamo vissuto un senso di abbandono, quasi di tradimento, da parte dello Stato, che ha portato alla normalizzazione delle relazioni tra Italia ed Egitto, mettendo in secondo piano la nostra richiesta di verità e giustizia. Più che da un singolo gesto, – sottolineano i Regeni – ci siamo sentiti sostenuti da un insieme di persone: in particolare dal costante sostegno della nostra legale, Alessandra Ballerini, dalla Procura e dagli investigatori che hanno svolto un ruolo fondamentale per arrivare al processo. E, naturalmente, dall’opinione pubblica, che è diventata in larga parte Popolo giallo”.
“Purtroppo Giulio non ci verrà mai restituito. Ma la giustizia, la conquista del diritto alla verità, ridarà a Giulio la dignità che merita. La dignità che la tremenda violazione dei diritti umani subita avrebbe potuto togliergli per sempre”, concludono i Regeni.
