(Adnkronos) – La Corte d’Assise di Genova ha condannato per omicidio a 24 anni Anna Lucia Cecere, ritenuta responsabile del delitto di Nada Cella, avvenuto il 6 maggio 1996 a Chiavari nel Genovese. Dopo una camera di consiglio di sei ore, il presidente della Corte Massimo Cusatti ha letto il verdetto di condanna. Il commercialista Marco Soracco, datore di lavoro di Nada, è stato condannato a due anni per favoreggiamento.
La procura aveva chiesto ergastolo per Cecere e quattro anni per Soracco. “Inaccettabile, ci opporremo”, ha detto Marco Soracco. La Corte ha disposto 90 giorni per le motivazioni.
“Si è giunti in data odierna, a circa 30 anni di distanza, a una sentenza di condanna (a fronte della quale continua in ogni caso a valere il principio della presunzione di non colpevolezza per gli imputati) su di un caso di omicidio risalente al 1996” ha detto il procuratore capo di Genova. “Questo grazie alla ricostruzione della relativa dinamica e del movente da parte della collega pm, titolare delle indagini e della Squadra Mobile di Genova, cui va il mio sincero apprezzamento per il lavoro svolto e per aver tenacemente creduto nella possibilità di risalire ai responsabili, attraverso una scrupolosa rilettura e rivalutazione degli esiti delle indagini originariamente svolte, che si erano concluse con l’archiviazione del caso, l’analisi dei nuovi elementi addotti dal team, che ha patrocinato la madre della vittima, che hanno consentito alla procura della Repubblica di chiedere e ottenere nell’agosto del 2021 la riapertura delle indagini, la ricerca, l’individuazione e la valorizzazione di nuove prove, mai emerse nel corso delle indagini svolte subito dopo l’omicidio”.
“Si tratta di nuove prove – aggiunge – che integrando il compendio indiziario già esistente hanno condotto alla ricostruzione della dinamica del delitto, alla individuazione della presunta responsabile e del movente, nonché del presunto favoreggiatore”. “Tale risultato è stato ottenuto prescindendo da una prova scientifica (presente agli atti ma di valore ‘neutro’, visto che le uniche tracce genetiche esaminate e utilizzabili erano quelle della vittima), bensì attraverso la valorizzazione del complessivo compendio di elementi precisi e concordanti raccolti nelle indagini ed evidenziati a dibattimento, dai quali è scaturita, allo stato in primo grado, una affermazione di responsabilità ‘oltre ogni ragionevole dubbio”, ha concluso il procuratore.
“Giustizia è fatta. Speravo, ma non me l’aspettavo” ha detto Silvia Cella, cugina di Nada Cella. La Corte ha riconosciuto per Cecere l’aggravante dei futili motivi, ma non quella della crudeltà. “Non sono giudice – ha aggiunto -, è il loro lavoro, un lavoro molto difficile. È una cosa emozionante, stranissima, sono passati 30 anni, qualche anno fa non lo avrei mai sperato”. “Pensavo che Nada fosse stata dimenticata – ha detto ancora -. Trent’anni sono tanti, perché quello che gli investigatori hanno ora lo avevano anche 30 anni fa. Per cui sarebbe stato molto più semplice. Hanno lavorato sulle stesse cose gli investigatori e la Procura e hanno fatto un lavoro epocale, immenso, perché, sentendo le persone dopo 30 anni, i ricordi svaniscono, si ricordano cose diverse, è difficilissimo. Non ho ancora capito quello che è successo, Nada non torna più ma giustizia è fatta”.
“Non me l’aspettavo, pensavo che venisse riconosciuta la mia estraneità” ha detto il commercialista Marco Soracco. “Prendiamo atto di quello che ha deciso la Corte. Ci opporremo nel prossimo grado. È inaccettabile. La condanna alla Cecere? Penso alla mia posizione. Come ho sempre detto fin dall’inizio la conoscevo solo superficialmente. Se il giudizio è fondato è stata fatta giustizia, se non è fondato invece no”.
“È stata un’emozione incredibile. Ero con Silvana (Smaniotto, madre di Nada Cella, ndr.). Per fortuna eravamo insieme” ha detto all’Adnkronos Antonella Delfino Pesce, la criminologa barese che con le sue indagini ha contribuito alla riapertura delle indagini sul delitto Nada Cella.
La Corte d’Assise di Genova ha disposto per Cecere la condanna a risarcire le parti civili Silvana Smaniotto, Daniela Cella e Saverio Pelle, rispettivamente madre, sorella e zio di Nada, da liquidarsi in separato giudizio. La Corte l’ha condannata al pagamento alle parti civili di una provvisionale di 100mila euro per Silvana Smaniotto, 50mila per Daniela Cella e 20mila euro per Saverio Pelle. Anche Marco Soracco è stato condannato a risarcire le parti civili a una cifra da liquidarsi in separato giudizio. Il commercialista è stato, inoltre, condannato al pagamento di una provvisionale di 10mila euro per Silvana Smaniotto e Daniela Cella e 5mila euro per Saverio Pelle. Gli imputati sono stati, infine, condannati alla rifusione delle spese di costituzione di difesa sostenute dalle parti civili, per complessivi 13.208,90 euro per Silvana Smaniotto, e 8.970 per Daniela Cella e Saverio Pelle, che dovranno essere pagati al 90 per cento da Anna Lucia Cecere e al 10 per cento da Marco Soracco.
La Corte ha, infine, rigettato la domanda risarcitoria promossa nell’interesse di Andrea Canevari ed Eleonora Canevari, nipoti di Nada Cella.
