(Adnkronos) – Il presidente americano Donald Trump vorrebbe che l’azione militare in Iran fosse ”rapida e decisiva” e che non portasse a una guerra che si prolungasse per settimane o mesi. Lo hanno dichiarato alla Nbc News un funzionario statunitense, una fonte vicina alla Casa Bianca e due persone informate delle discussioni, riferendo di quanto Trump ha detto al suo team per la sicurezza nazionale. “Se fa qualcosa, vuole che sia definitiva”, ha riferito una delle persone informate dei fatti.
I consiglieri di Trump, però, non sono stati finora in grado di garantirgli che il regime di Teheran crollerebbe rapidamente dopo un attacco militare americano, hanno affermato il funzionario statunitense e due persone a conoscenza delle discussioni. C’è anche la preoccupazione che gli Stati Uniti potrebbero non avere tutte le risorse nella regione di cui avrebbero bisogno per proteggersi da quella che i funzionari dell’amministrazione si aspettano sarebbe una risposta aggressiva da parte dell’Iran.
Citando due fonti, l’Nbc spiega che queste dinamiche potrebbero indurre Trump ad approvare un’offensiva militare statunitense più limitata in Iran, almeno inizialmente, riservandosi la possibilità di intensificare successivamente. La situazione è in rapida evoluzione, hanno aggiunto le fonti.
“L’Iran sta affrontando una guerra globale e diversificata con il nemico: economica, sociale, culturale, politica, di sicurezza e anche nel settore informatico”. Lo ha dichiarato Mohammad Karami, comandante delle forze di terra delle Guardie della rivoluzione islamica, citato da Ynet News. “Siamo pronti a rispondere con decisione a qualsiasi errore commettano”, ha aggiunto il comandante dei Pasdaran.
Sono circa ”500-600 gli italiani” in Iran. ”Abbiamo fatto una riunione ieri sera al ministero, stiamo seguendo con grande attenzione. Abbiamo detto di ridurre, di far andare via tutti gli italiani che non sono stanziali, cioè quelli che non abitano là, tipo turisti. Li abbiamo invitati caldamente a lasciare il paese”, ha detto il ministro degli Esteri Antonio Tajani parlando con i cronisti in Transatlantico alla Camera sulla situazione in Iran.
”Così come ridurremo il numero delle persone che lavorano in ambasciata. Rimarranno soltanto le persone indispensabili per l’andamento della rappresentanza diplomatica”.
Nel frattempo il M5s ha depositato una risoluzione a prima firma Giuseppe Conte in commissione Esteri della Camera in cui di chiede di “scongiurare azioni militari unilaterali fuori dal quadro del diritto internazionale, promuovendo tutte le necessarie iniziative diplomatiche e di carattere sanzionatorio da parte della comunità internazionale e degli organismi internazionali”.Il testo, spiegano fonti M5s, è da considerare in abbinamento a quello depositato dal presidente della commissione Giulio Tremonti ed è sottoscritto anche dal leader di Avs Nicola Fratoianni. “Alla vigilia della piazza per l’Iran e dei venti di guerra che spirano, una iniziativa per ricompattare l’opposizione e evitare un uso strumentale delle proteste per giustificare un intervento militare”, sottolineano sempre fonti M5s. Il Pd fa sapere che voterà il testo in commissione.
Trump ha anche messo in dubbio che l figlio maggiore dell’ultimo scià di Persia, Reza Pahlavi, possa essere la figura giusta per la transizione democratica in Iran dopo il regime teocratico. ”È simpatico e molto gentile, ma non so come si comporterebbe nel suo Paese” e ”non so se il suo Paese accetterebbe la sua leadership”. ”A me andrebbe bene se fosse accettato” dagli iraniani, ha aggiunto Trump precisando ”non siamo ancora arrivati a questo punto”.
Reza Pahlavi vive negli Stati Uniti da quando aveva 16 anni e durante le manifestazioni di piazza di questi giorni si era detto pronto a guidare la transizione democratica in Iran fino a nuove elezioni.
Erfan Soltani, il 26enne iraniano arrestato l’8 gennaio mentre manifestava a Fardis vicino a Teheran, non è stato condannato a morte. Lo ha chiarito la magistratura iraniana, secondo quanto riportano i media statali iraniani. Soltani, ha precisato la magistratura, è accusato di “collusione contro la sicurezza interna del Paese e attività di propaganda contro il regime”.
Era stata l’organizzazione curda Hengaw per i diritti umani a lanciare l’allarme circa una sua imminente impiccagione, affermando che la famiglia era stata informata che la sua pena capitale sarebbe stata eseguita ieri. Successivamente la famiglia di Soltani aveva dichiarato di essere stata informata che la sua esecuzione era stata rinviata.
