(Adnkronos) – Dopo che un drone russo sarebbe stato avvistato in volo sul Lago Maggiore, con passaggi continui sulla sede del Joint Research Centre della Commissione europea a Ispra, la Procura di Milano ha aperto un fascicolo per spionaggio politico o militare – articolo 257 del codice penale – aggravato dalla finalità del terrorismo in riferimento a condotte che, “per la loro natura o contesto, possono arrecare grave danno ad un Paese”. Questo quanto deciso dopo la notizia del drone di fabbricazione russa, che avrebbe sorvolato più volte a marzo la sede in provincia di Varese. A pochi chilometri si trovano anche gli stabilimenti di Leonardo, azienda dell’aerospazio cruciale per la difesa.
Il pool dell’Antiterrorismo, insieme a personale del Ros, si riunirà nel pomeriggio in Procura per fare il punto sugli elementi a disposizione, ma anche per fare una tabella di marcia su eventuali accertamenti dsu una vicenda che potrebbe aver messo a rischio la sicurezza nazionale. Sull’episodio, oltre alla Procura di Milano – coordinata dal procuratore Marcello Viola, dall’aggiunto Eugenio Fusco e dal pm Alessandro Gobbis -, si muove anche la politica italiana ed europea.
Sul centro e su altri nelle vicinanze è attiva una “no fly zone”. A segnalare ai vertici della sicurezza la presenza di un misterioso drone sono stati proprio i responsabili del Centro comune di ricerca europeo che, con il loro sistema di rilevamento sperimentale di velivoli sconosciuti, sono riusciti a intercettare nei giorni scorsi almeno cinque passaggi dell’apparecchio, facendo così scattare l’allarme.
Il drone sarebbe di fabbricazione russa e potrebbe essere equipaggiato con telecamere e strumentazioni digitali capaci di riprendere un obiettivo nei minimi dettagli, anche di notte, e di eseguire mappature tridimensionali. Dopo quei ripetuti sorvoli, comunque, il velivolo a comando remoto non si è più ripresentato e non avrebbe lasciato tracce.
Ancora troppo presto, trapela dalla Procura, per capire se c’è un collegamento con l’indagine che nel novembre scorso aveva portato a indagare su due imprenditori brianzoli che avrebbero collaborato con l’intelligence russa “per mappare i sistemi di videosorveglianza di Roma e Milano” dietro un compenso in criptovalute.
Un drone russo o un drone che ha usato frequenze russe? E’ questa una delle domande a cui la Procura di Milano cerca di dare risposta dopo la denuncia arrivata dal Centro comune di ricerca europeo, che ne ha rilevato la presenza mediante un sistema di rilevazione autonomo. Si tratta, da quanto si apprende da fonti che indagano sul caso di “cinque-sei passaggi in un tempo ristretto”, da intendersi come l’ultima settimana.
La denuncia presentata ai carabinieri di Varese è stata riferita alla Procura di Milano, competente sull’antiterrorismo. Un reato punito con condanne fino all’ergastolo. I passaggi sono stati rilevati dalla sofistica attrezzatura che protegge l’area che ospita il Joint research centre dell’Ue, il centro che si occupa anche ricerche che vanno dallo spazio al nucleare.
Il drone non è stato catturato ma si tratterebbe di un velivolo di fabbricazione russa, che viene spesso equipaggiato con telecamere e strumenti capaci di rilevare obiettivi sensibili anche in presenza di scarsa luminosità. I radar e le apparecchiature di questi droni sono capaci di effettuare anche mappature 3D. I droni usano particolari frequenze radio che permettano comunicazioni digitali ad alta velocità, frequenze che possono essere modificate o schermate. Se la frequenza radio intercettata dagli strumenti di rilevamento è “associabile a una fonte russa”, non si esclude – tra le diverse ipotesi investigative – c’è che a manovrare il velivolo possano essere stati “uno o più italiani con posizione filorusse”.