(Adnkronos) – Scegliere tra Stati Uniti e Unione Europea, in questa fase di forti tensioni tra le due sponde dell’Atlantico, “sarebbe infantile” per l’Italia. Donald Trump non è un avversario, ma “il primo alleato” di Roma; e le dure critiche mosse dal vicepresidente americano J. D. Vance al Vecchio Continente sono giustificate, perché l’Europa “si è un po’ persa” negli ultimi anni. In un’intervista al Financial Times, la premier Giorgia Meloni ribadisce lo ‘schema di gioco’ che ha sempre difeso in ogni consesso internazionale a cui ha partecipato, l’ultimo dei quali il vertice di Parigi sulla sicurezza dell’Ucraina, che si è tenuto giovedì all’Eliseo: Usa e Ue devono agire insieme, poiché le divisioni non aiuterebbero nessuno, ma favorirebbero solo i nemici dell’Occidente. Questo è il mantra che la premier continua a ripetere in queste settimane complesse.  

Per quanto riguarda i dazi, Meloni afferma al giornale britannico che bisogna “mantenere la calma” e “lavorare per una buona soluzione comune”, evitando di reagire “d’istinto”. Anche sulla questione ucraina, secondo la leader di Fdi, è impensabile proporre soluzioni che non considerino il ruolo degli Stati Uniti. Meloni sottolinea di avere fiducia negli sforzi messi in atto dall’inquilino della Casa Bianca per trovare una soluzione al conflitto, ma prende le distanze dalla proposta avanzata dal premier britannico Keir Starmer e dal presidente francese Emmanuel Macron di inviare truppe europee di peacekeeping in Ucraina. “Dobbiamo stare attenti”, avverte, poiché la presenza di truppe europee potrebbe essere vista più come una minaccia.  

Meloni rilancia poi l’idea italiana di estendere all’Ucraina la clausola di difesa reciproca prevista dall’articolo 5 della Nato, senza però ammettere Kiev nell’Alleanza Atlantica (proposta su cui Macron, nel corso del summit parigino, ha promesso un approfondimento tecnico): sarebbe “più semplice ed efficace” rispetto ad altre soluzioni, spiega la presidente del Consiglio, che oggi a Palazzo Chigi ha avuto un faccia a faccia con il presidente polacco Andrzej Duda.  

Mentre Meloni fa appello alla prudenza, criticando la divisione in ‘tifoserie’ tra filo-Usa e filo-europeisti, il vicepremier e segretario della Lega, Matteo Salvini, sferra un nuovo duro attacco ai vertici dell’Unione europea, schierandosi apertamente con l’amministrazione americana. “Tra Trump che lavora per la pace e l’asse Macron-von der Leyen che parlano di guerra e armi, non abbiamo dubbi da che parte stare”, scrive sui social il ministro delle Infrastrutture. “In un momento così delicato, dopo tre anni di conflitto e morti, è irresponsabile – rincara Salvini – soffiare sui venti di guerra e boicottare i tavoli che parlano di pace e disarmo. Bene quindi la linea italiana, fondata su prudenza e affidabilità”. Parole che, per le opposizioni, suonano come una sorta di “Italexit” e un commissariamento della politica estera del governo, nonostante il vertice chiarificatore tra la premier e i suoi vice, che si è svolto a Palazzo Chigi alla vigilia del summit dei ‘volenterosi’. 

Il segretario forzista Antonio Tajani non commenta le nuove dichiarazioni polemiche di Salvini. In conferenza stampa a Palazzo Chigi, illustra invece i dettagli della nuova riforma della cittadinanza approvata dal Consiglio dei ministri, che prevede una stretta sui discendenti dei nati in Italia. “La riforma tutela i veri cittadini italiani all’estero. Basta con gli abusi. Diamo un duro colpo a chi la usa per fare affari”, spiega il ministro degli Esteri, evidenziando i punti principali della riforma, che mira a rafforzare il legame concreto tra l’Italia e i cittadini all’estero, limitando il conseguimento della cittadinanza per discendenza “solo fino ai nonni”.  

Tra i provvedimenti più attesi in Consiglio dei ministri c’era sicuramente il decreto Albania, ideato dal governo per garantire la piena operatività del protocollo d’intesa siglato con il Paese di Edi Rama, a seguito dei ripetuti stop della magistratura italiana alla convalida dei trattenimenti dei migranti nei centri di Shengjin e Gjader. Il nuovo decreto, approvato dal Cdm, interviene, come spiegato dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, “sulla legge di ratifica e non sul contenuto del protocollo”, consentendo di utilizzare la struttura di Gjader come Cpr “per le persone che vengono trasferite dall’Italia e non, come prevedeva la legge di ratifica, solo per quelle che venivano salvate in operazioni di soccorso in mare”.